Fino alla realizzazione dell'apparato di Fleuss la tecnologia e i materiali non hanno consentito di più che "collegare un tubo ad un qualche casco": lo scafandro classico è durato fino ai giorni nostri, con la sola parentesi dello scafandro autonomo da parte di Draeger e Fleuss-Davis. Nel 1912 Dräger produce il DM40, primo rebreather a miscela "Nitrox" a flusso continuo. Questo rebreather rivoluzonario é applicato allo scafandro a casco (non esistevano nè maschere nè pinne). Il DM40, primo rebreather a miscela era, per giunta, automiscelante: un flusso d'ossigeno, costante con la profondità era combinato con un flusso d'aria (diluente) il quale aumentaando sensibilmente con la pressione consentiva di ottenere una percentuale d'ossigeno decrescente all'aumentare della profondità.
Nella foto: GERS DC55 1955
Nel 1942 Siebe Gorman produce "Salvus", un ARO (Autorespiratore Ad Ossigeno) per salvataggio e brevi immersioni.
Nello stesso anno, Hans Hass, primo fotografo subacqueo "moderno", che scattava le sue foto in apnea o talvolta con un casco alimentato dalla superficie, aveva bisogno di un respiratore autonomo. Si rivolse allora alla Dräger di Lubecca che realizzava gli apparati per il salvataggio dagli U-Boot, accogliendo le sue richieste, la ditta ne modificò uno: Hans Hass fu anche il primo subacqueo sportivo-ricercatore ad impiegare quest'attrezzatura.
Dopo la Seconda Guerra mondiale si realizza un'altra gran rivoluzione nel campo delle attrezzature subacquee: per ovviare al limite di profondità dell'ARO, Cousteau-Gagnan sviluppano l'erogatore a domanda, cuore dell'apparato circuito aperto, che con la sua semplicità e relativa sicurezza, apre a tutti le porte del mondo sottomarino.
Tuttavia l'ARO non è abbandonato. Le prime riprese subacquee, da Hans Hass a Folco Quilici sono state realizzate proprio con quest'apparato: l'assenza di bolle e la silenziosità, unitamente alla semplicità e leggerezza sono argomenti tutt'ora validi, tanto è vero che il suo sviluppo non si è mai arrestato e sono continuamente costruiti nuovi modelli. Ancora oggi si può notare la differenza tra le riprese subacquee di Cousteau che usava il circuito aperto ed Hass che utilizzava un ARO ciclico: gli squali filmati dal primo mostrano un comportamento nervoso, invece nelle riprese di Hans Hass la naturalezza dei movimenti mette in luce la bellezza di questo predatore.
Nella foto:riprese subacquee del film di Folco Quilici:"Tikoyo ed il suo pescecane". Gli operatori subacuqei sono: a sinistra Folco Quilici a sinistra e a destra Masino Manunza
Particolarmente efficace fu anche l'uso didattico dell'ARO da parte delle prime scuole d'immersione come apparato propedeutico all'uso del circuito aperto. Nella foto: un corso della FIPS degli anni '60
La vera novità, però, è costituita dagli apparati IDA 64, ad ossigeno e, successivamente, l'IDA 71, ad ossigeno e Nitrox, dove l'ossigeno consumato dal metabolismo é fornito da una sostanza chimica, un perossido, che ne rilascia una quantità proporzionale all'anidride carbonica assorbita Il filtro che lo contiene è "in parallelo" con quello della calce sodata. Una bombola d'ossigeno è in ogni modo presente per ripristinare il volume del sacco polmone. In questo modo la percentuale d'ossigeno è controllata chimicamente. Questo perossido è ad ogni modo pericoloso da maneggiare e dannoso da respirare in quanto stabilizzato con asbesto.
Nel 1968, Ed Link, uno dei pionieri dell'immersione in saturazione, stava conducendo prove sperimentali con il suo minisottomarino "Deep Diver". Il "Deep Diver" non era il solito batiscafo per immersioni a scopo scientifico, era un mezzo veramente innovativo che consentiva ai subacquei impegnati in immersioni in alto fondale di uscire e rientrare evitando lunghe decompressioni in acqua: in pratica si comportava come una camera iperbarica semovente. I subacquei che partecipavano agli esperimenti erano dotati di ombelicale e caschetto "Kirby Morgan", che è l' attrezzatura standard per immersioni in alto fondale. Il consumo di gas, necessario per le immersioni e la pressurizzazione del sottomarino, era tale che il "Deep Diver" era costretto a trainare delle grandi bombole sferiche. Malgrado ciò si era costretti a limitare le immersioni, per le quali era comunque necessario far fronte a costi ingenti.
Nella foto: Walter Starck
Agli esperimenti erano presenti anche due scienziati, Walter Starck e John Kanwisher: il primo era presente per eseguire alcune campionature di esemplari viventi a quelle profondità, il secondo, fisiologo, per eseguire misurazioni sul ritmo cardiaco e respiratorio. Ai due fu subito chiara la necessità di mettere a punto un sistema per la respirazione subacquea che fosse in grado di garantire una più razionale economia gassosa. John Kanwisher, oltre che fisiologo, era anche l'inventore del sensore polarografico dell'ossigeno, pertanto si fece subito strada l'idea di un autorespiratore a miscela a circuito chiuso capace di controllare la pressione parziale d'ossigeno mediante sensori. In sei mesi il primo prototipo era pronto, l'Electrolung, il primo rebreather a circuito chiuso nella storia dell'immersione subacquea.
Nella foto accanto: l'Electrolung
La diffusione dell'Electrolung al mercato "civile" fu fermata da tre incidenti, conseguenti la mancanza di un'organizzazione didattica appropriata e malgrado questo rebreather continuasse ad essere usato con successo, da parte di subacquei opportunamente addestrati, per immersioni a scopo militare e scientifico, restò nella maggior parte delle persone la convinzione che la responsabilità fosse da attribuire alla macchina.
Dalla Nascita dell'Electrolung è passato molto tempo, si sono evoluti i rebreathers ed anche gli utenti grazie allo sviluppo delle didattiche. Per esempio il primo incidente occorso con l'Eletrolung, dovuto alla confusione tra ossigeno e diluente portò il costruttore ad installare una sicurezza sul by-pass dell'ossigeno: oggi un errore così non è neanche preso in considerazione, non ci sono sicurezze sul by-pass delle nuove "macchine". Il percorso evolutivo dei rebreather si snoda attraverso alcuni progetti che rappresentano delle vere e proprie pietre miliari. Una di queste è rappresentata dal "CIS Lunar MK 5", progettato dal Dott. Bill Stone nel 1998
Il Cis Lunar è stato protagonista di una grande spedizione speleologia nelle sorgenti di Wakulla ed è stato il rebreather che ha consentito al famoso biologo Richard Pyle di scoprire nuove forme di vita nella parte più profonda delle barriere coralline tropicali, ove dal punto di vista logistico l'uso del circuito aperto era improponibile. Il Cis Lunar era una macchina troppo costosa per la maggior parte degli utenti e in ogni caso lasciava l'immersione in CCR prerogativa dei subacquei militari e scientifici.
Negli stessi anni si sviluppava da un'idea di Dave Thompson il primo rebreather a circuito chiuso che poteva essere alla portata di molti subacquei: l'Inspiration. Questo rebreather, che è stato anche il primo ad essere certificato CE, è stato venduto in migliaia d'esemplari: il costo accessibile grazie alla semplificazione costruttiva ed all'investimento per gli stampi necessari per produrre le varie componenti con una certa economia, ha definitivamente aperto la strada all'immersione in circuito chiuso ai subacquei "ricreativi".
L'Inspiration ha però messo anche alla prova i sistemi didattici ed evidenziato, purtroppo con vari incidenti, che la mentalità ed il grado di preparazione, che sono necessari per usare i CCR sono molto più critici rispetto al circuito aperto.
Lo sviluppo dell' Inspiration prosegue per opera della "Ambient Pressure Diving" di Martin Parker, che sviluppa anche i modelli Evolution e Vision
Nel 1999 Leon Scamahorn rileva la "Innerspace System", che operava nel campo dal 1970,e forma la "Innerspace System Corporation. Dalla plurideccennale esperienza nasce il "Megalodon". La filosofia base di questa macchina porta ad una componentisca robusta e di alta qualità, realizzata senza compromessi. Dopo varie versioni del Megalodon la Innerspace ha realizzato anche il rebreather MCCR "COPIS"