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Storia

 

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01-storia

Tra le prime idee per realizzare un apparecchio autonomo per la respirazione subacquea ci fu proprio quella di respirare in un sacco, una riserva d'aria da portare sott'acqua. Sin dal tempo dei romani, esisteva un'organizzazione di sommozzatori, con sede nei porti, detti "urinatores" proprio in virtù del sacco di pelle dal quale tiravano qualche "boccata d'aria" in immersione.
L'immagine accanto si riferisce ad uno scherzo ordinato da Cleopatra: un subacqueo sta ponendo un baccalà salato alla lenza di Marc'Antonio, appassionato di pesca.



02-storia

 

Il primo apparato autonomo fu realizzato nel 1876 da Henry Fleuss. Questo era composto da una maschera di gomma, connessa ad un sacco, che era alimentato con l'ossigeno proveniente da una bombola di rame, l'anidride carbonica era assorbita da un filtro fatto con fibre di cordame imbevute di potassa caustica. Fleuss provò questa sua realizzazione, rimanendo in un serbatoio d'acqua per circa un'ora e poi sul fondo di una baia a 5,5 mt di profondità.
Con quest'apparato il palombaro Lambert, istruito da Fleuss, riuscì a chiudere le porte stagne in una galleria in costruzione, invasa dalle acque melmose del fiume "Severn".

   
tauchretter 1910
Nl 1909 l'ingegnere meccanico Hermann Seltzner inizia la sua collaborazione con la compagnia Dräger che si occupa dello sviluppo di apparati per la respirazione subacquea.
Nell' estate 1910 il sommergibile francese "Pluvoise" subisce un incidente nel quale é perso tutto l'equipaggio, in quella occasione il dott.Bernard Dräger chiede a Seltzner di sviluppare un apparato per il salvataggio dei sommergibilisti. Da questa collaborazione nascerà il "Tauchretter" (Salvatore di subacquei),un rebreather ad ossigeno che anticipa gli sviluppi in questo campo portati avanti dagli inglesi.

 

03-Storia


Nel 1915, prendendo spunto dalle idee di Fleuss, Sir Robert Davis darà forma al primo apparato per la fuoriuscita dai sommergibili che sarà poi copiato in tutto il mondo.
Nella foto la sua evoluzione degli anni'30

04storia


Fino alla realizzazione dell'apparato di Fleuss la tecnologia e i materiali non hanno consentito di più che "collegare un tubo ad un qualche casco": lo scafandro classico è durato fino ai giorni nostri, con la sola parentesi dello scafandro autonomo da parte di Draeger e Fleuss-Davis.
Nel 1912
Dräger produce il DM40, primo rebreather a miscela "Nitrox" a flusso continuo. Questo rebreather rivoluzonario é applicato allo scafandro a casco (non esistevano nè maschere nè pinne). Il DM40, primo rebreather a miscela era, per giunta, automiscelante: un flusso d'ossigeno, costante con la profondità era combinato con un flusso d'aria (diluente) il quale aumentaando sensibilmente con la pressione consentiva di ottenere una percentuale d'ossigeno decrescente all'aumentare della profondità.

momsen
Negli anni '30 il luogotenente Charles B Momsen, della U.S.Navy sviluppa un rebreather ad ossigeno (Momsen Lung) per la fuoriuscita dai sommergibili in avaria. Quest'apparato é del tipo ciclico: ha un tubo per l'inspirazione ed uno per l'espirazione. Nei sistemi "pendolari" con tubo singolo si reinspira un certo quantitativo di anidride carbonica rimasta nel tubo durante l'espirazione, viceversa il sistema ciclico consente di evitare l'umento dello "spazio morto respiratorio", quindi l'inspirazione dell'anidride carbonica.
Il luogotenente Momsen é stato anche l'inventore della campana che consente il salvataggio dei sommergibilisti da alte profondità, pioniere dell'uso delle miscele a base di elio ed inventore dell'apposito scafandro. Queste sue invenzioni sono state collaudate con successo in occasione dell'incidente occorso , nel 1934, al sommergibile "Squalus", rimasto intrappolato ad 80 metri, consentendo il salvataggio di parte dell'equipaggio ed il successivo recupero del sommergibile stesso.

   

05-storia

L'impiego militare del rebreather ad ossigeno, ebbe le sue radici proprio in Italia, nel periodo compreso tra le due Guerre mondiali. Ne rende testimonianza il ritrovamento fortuito di un catalogo della ditta "Anonima Bergomi", che pubblicizzava i suoi respiratori ad ossigeno, "Modello per Immersione" e "modello per Sommergibile", quello per Immersione aveva una bombola a 150 bar e... valvola di sovrapressione!
Nel 1933-34 i sommozzatori della marina Militare italiana Teseo Tesei ed Elios Toschi intuiscono l'importanza dell'impiego di tale apparato in operazioni militari, tanto che, con i successivi perfezionamenti, quest'apparato noto in Italia come "ARO" (autorespiratore ad ossigeno), sarà protagonista delle gesta degli uomini "Gamma" e di quelli dei "Maiali" (i "Maiali" erano dei siluri a lenta corsa, con testata esplosiva staccabile, che erano cavalcati dai subacquei incursori).Per la loro silenziosità, dovuta alla bassa emissione di bolle, i sistemi SCR hanno avuto largo impiego in operazioni di inertizzazione delle mine navali e per la posa degli esposivi, in quanto molti esplosivi hanno anche un innesco acustico.

06-storia

Anteriormente alla seconda Guerra Mondiale erano già presenti, in Italia, ditte artigianali che producevano ARO, queste, grazie ad un'iniziativa della Marina militare, confluirono in un unico gruppo chiamato SIAS. Successivamente la SIAS prese il nome di SALVAS, con sede in Roma e qualche tempo dopo trasferì i suoi uffici a Castelnuovo di Scrivia, dove tuttora opera.
Nell'immediato dopoguerra l'ARO continuò ad essere protagonista della tradizione subacquea Italiana:
La "Pirelli", già fornitore della Marina Militare Italiana durante la Seconda Guerra Mondiale, produceva due modelli di ARO: il "Poseidon" ed il "Polifemo", mentre la neonata "Cressi" immetteva sul mercato il "modello 47" verosimilmente databile proprio l'anno 1947.

07-storia


Al "modello 47" seguì il 57 (1957) e poi il "57B", che ha scritto le prime pagine della subacquea sportiva italiana e che è ormai divenuto un "classico" per i collezionisti.


08-storia

Per la Marina Militare, la Cressi produceva il "SuperARO" con bombole gemelle e con saccopolmone e filtro della calce sodata maggiorati
Nonostante l'autorespiratore ad ossigeno abbia sempre avuto il limite della profondità d'utilizzo e quindi l'impiego sia stato soprattutto di tipo militare, per molto tempo è stato l'apparecchio tecnologicamente più avanzato, infatti, l'utilizzo dell'Aro non si esaurisce con la fine delle operazioni belliche.

 

09-storia


Nell'immediato dopoguerra, giacevano sul fondo parecchie navi affondate durante il conflitto, dalle quali si poteva recuperare materiale prezioso per un'economia ove mancava tutto.
L'ARO, che era l'unico apparato autonomo allora disponibile, era spesso utilizzato per recuperare questa merce "preziosa", laddove un palombaro non sarebbe mai potuto arrivare trascinandosi dietro un tubo. Ecco allora che alcuni esperti, spesso ex incursori ormai disoccupati, (come racconta la M.O.V.M. Cav. Luigi Ferraro, nel libro: "Un italiano" di Gaetano "Ninì" Cafiero - Editore. Greco, 2000), ingaggiano una nuova guerra contro l'antica civiltà dei palombari: sacco polmone contro manichetta, maschera contro casco di rame, pinne contro scarpe di piombo. Il limite di profondità operativa, già molto più spinto di quello ritenuto valido ai giorni nostri, era infranto con la pericolosa pratica di gonfiare il sacco d'aria (invece che fare il "lavaggio") ottenendo così un'incerta miscela azoto-ossigeno.

 

10-storia

Negli anni a seguire, il Cav. Ferraro resta protagonista della subacquea in Italia e fonda la "Technisub": sarà proprio grazie alla sua fervida mente che la Technisub, realizzerà, negli anni '70 il "Nuovo ARO", un autorespiratore ad ossigeno caratterizzato da soluzioni tecniche molto innovative, il più grande omaggio alla storia ed alla tradizione dell'ARO in Italia.

11-storia

 


Nel 1937 Marina Militare Francese era interessata alla messa a punto di un autorespiratore a circuito chiuso ad ossigeno puro mediante la trasformazione di un respiratore "Fenzy" che era impiegato per interventi in atmosfere inquinate. La sperimentazione fu bloccata quando il subacqueo che sperimentava l'apparato fu colto da convulsioni a 15 metri di profondità. All'inizio la colpa fu attribuita all'accumulo di CO2, ma, successivamente, si presentò nuovamente il problema, nonostante l'impiego di un filtro più efficiente: era il 1939 ed ulteriori esperimenti furono accantonati all'insorgere della Guerra. L'immaggine accanto mostra l'evoluzione dell ARO francese: l'oxygers del 1954

 

14-storia

Nel 1946, la Marina Francese fondò il "GERS" (Gruppo Studi e Ricerche Subacquee) e riprese il suo progetto di realizzazione di un apparato a circuito chiuso (in realtà, Semichiuso): cosciente della tossicità dell'ossigeno sotto pressione, decise di alimentare l'apparato con una miscela Azoto-Ossigeno.
L'idea intorno alla quale si sviluppò il progetto, era quella di scaricare all'esterno una piccola parte della miscela e sostituirla con quella "fresca" fornita dal sistema automatico d'erogazione. La prima versione di quest'apparato impiegava un sacco polmone piccolo, di 3 lt, in tal modo il volume del gas espirato, maggiore senz'altro dei 3 lt, era espulso all'esterno, ma il volume del gas espirato dipendeva dalla profondità dell'atto respiratorio del subacqueo e ciò rendeva molto variabile il rapporto tra gas espulso e quello riciclato (venting ratio)..e quindi la FO2.
Nella foto: MIXGERS 1972

15-storia

Il GERS (gruppo sperimentale subacqueo della Marina Francese)passò quindi ad esaminare la costruzione di un sistema dove il rapporto tra il volume ventilato e quello espulso fosse costante, (indipendentemente dalla "profondità" dell'atto respiratorio). Nel 1949 le prove in mare dell'apparato confermarono la sua validità: era nato, così, il sistema ad alimentazione passiva. Il prototipo, che aveva la sigla di DC49, dette seguito ad una famiglia d'apparati la cui validità è apprezzata ancora oggi: il DC 55, ultimo della serie è ancora in uso presso la Marina Francese.
Ci sono molti rebreathers, come l'Halcyon 80, che ancora oggi impiegano quel principio di funzionamento.

Nella foto: GERS DC55 1955

 

14-storia


Nel 1942 Siebe Gorman produce "Salvus", un ARO (Autorespiratore Ad Ossigeno) per salvataggio e brevi immersioni.

17-storia

Nello stesso anno, Hans Hass, primo fotografo subacqueo "moderno", che scattava le sue foto in apnea o talvolta con un casco alimentato dalla superficie, aveva bisogno di un respiratore autonomo. Si rivolse allora alla Dräger di Lubecca che realizzava gli apparati per il salvataggio dagli U-Boot, accogliendo le sue richieste, la ditta ne modificò uno: Hans Hass fu anche il primo subacqueo sportivo-ricercatore ad impiegare quest'attrezzatura.

18-storia

Negli Stati Uniti, la DESCO, costruttrice del famoso scafandro MK V, adottato dall'US Navy, allo scoppio della seconda guerra mondiale, riceve una gran commessa da parte della marina militare nella qual è inclusa la realizzazione di un autorespiratore ad ossigeno: il B-Lung (Browne lung, dal nome dell'ideatore Jack Browne) il quale sarà impiegato sia in operazioni belliche, sia in recuperi e lavori subacquei di costruzione e demolizione. Successivamente al conflitto, la fama di quest'apparato troverà continuità per mano del Colonnello John D. Craig, con il quale realizzerà le foto del suo libro "Il pericolo è il mio mestiere".

 

19-storia

 

Dopo la Seconda Guerra mondiale si realizza un'altra gran rivoluzione nel campo delle attrezzature subacquee: per ovviare al limite di profondità dell'ARO, Cousteau-Gagnan sviluppano l'erogatore a domanda, cuore dell'apparato circuito aperto, che con la sua semplicità e relativa sicurezza, apre a tutti le porte del mondo sottomarino.

Tuttavia l'ARO non è abbandonato. Le prime riprese subacquee, da Hans Hass a Folco Quilici sono state realizzate proprio con quest'apparato: l'assenza di bolle e la silenziosità, unitamente alla semplicità e leggerezza sono argomenti tutt'ora validi, tanto è vero che il suo sviluppo non si è mai arrestato e sono continuamente costruiti nuovi modelli.
Ancora oggi si può notare la differenza tra le riprese subacquee di Cousteau che usava il circuito aperto ed Hass che utilizzava un ARO ciclico: gli squali filmati dal primo mostrano un comportamento nervoso, invece nelle riprese di Hans Hass la naturalezza dei movimenti mette in luce la bellezza di questo predatore.


Nella foto:riprese subacquee del film di Folco Quilici:"Tikoyo ed il suo pescecane". Gli operatori subacuqei sono: a sinistra Folco Quilici a sinistra e a destra Masino Manunza

 

20-storia

Particolarmente efficace fu anche l'uso didattico dell'ARO da parte delle prime scuole d'immersione come apparato propedeutico all'uso del circuito aperto.
Nella foto: un corso della FIPS degli anni '60

Mentre da un lato si assiste all'egemonia del circuito aperto continua, nel silenzio, lo sviluppo degli autorespiratori a recupero di gas a scopo militare: dal circuito chiuso ad ossigeno si passava al semichiuso a miscela azoto-ossigeno (il termine Nitrox non era ancora stato coniato) che permette una profondità operativa notevolmente maggiore pur mantenendo grand'autonomia, silenziosità e bassa emissione di bolle.

 

21-storia

Nel frattempo in Russia erano percorse strade differenti.
Dopo aver realizzato l'IDA 57, un ARO provvisto anche di un ugello calibrato per funzionare anche a circuito semichiuso, fu realizzato un apparato per l'uscita dai sommergibili fino a 300 mt di profondità l'IDA 59.

L'immagine a sinista é relativa all'IDA 57 .

22-storia

La vera novità, però, è costituita dagli apparati IDA 64, ad ossigeno e, successivamente, l'IDA 71, ad ossigeno e Nitrox, dove l'ossigeno consumato dal metabolismo é fornito da una sostanza chimica, un perossido, che ne rilascia una quantità proporzionale all'anidride carbonica assorbita
Il filtro che lo contiene è "in parallelo" con quello della calce sodata. Una bombola d'ossigeno è in ogni modo presente per ripristinare il volume del sacco polmone.
In questo modo la percentuale d'ossigeno è controllata chimicamente. Questo perossido è ad ogni modo pericoloso da maneggiare e dannoso da respirare in quanto stabilizzato con asbesto.

 

La foto accanto mostra l'IDA 71

fgt Nel 1969, la Dräger, forte di oltre 50 anni d'esperienza nella progettazione di sistemi SCR-CMF, produce il modello FGT 1-D. Questo SCR nasce per essere impiegato in operazioni di posa od inertizzazione di esplosivi.Molti esplosivi anno anche un innesco acustico, pertanto la silenziosità dei sistemi SCR,dovuta alla basa emissione di bolle, è una caratteristica essenziale per poter operare vicino a questo tipo di ordigni bellici.
La
Dräger ha anche prodotto particolari sistemi SCR auto-miscelanti, come la serie SMS od il modello M100M ed il modello FGG III studiato come autorespiratore di salvataggio, per consentire il rientro nella "campana" ai tecnici subacquei che lavorano in saturazione.
   
Nella seconda metà degli anni '90 la Drägerimmette nel mercato un sistema SCR dedicato ai subacquei ricreativi: l'Atlantis.
Questa macchina, denominata, poi "Dolphin" costituisce il primo serio tentativo di rendere disponibile l'uso di questi sistemi al mercato civile. Per decenni i rebreathers erano appannaggio quasi esclusivo dei militari.
La diffusione del Dolphin è stata decisamente inferiore alle aspettative a causa del prezzo elevato (intorno ai settemilioni di lire) e dell'uso limitato ai 40 metri entro la curva di sicurezza.
Al Dolphin a fatto seguito una versione alleggerita; il Ray. Questa macchina era pensata per l'uso con EAN 50, cosa che ne limitava l'impiego entro i 22 metri di profondità, caratteristiche perfette per le immersioni nei mari tropicali, ma ancora il costo e la necessità di addestramento specifico costituivano un serio ostacolo alla sua diffusione. Il Ray è stato anche equipaggiato con ugelli che consentivano l'uso di EAN 40 ed EAN 32, ma senza risolvere con questo i problemi di fondo: costo ed addestramento. Questo livello d'impegno poteva essere affrontato dai "subacquei tecnici", che però avrebbero richiesto apparati con profondità operative ben maggiori.

   
Azimuth
Nello stesso periodo l'italiana O.M.G. mette a punto un nuovo sistema SCR: L'Azimuth.
L'O.M.G. forte della sua trentennale esperienza in fatto di rebreathers militari e dell'appassionata collaborazione del progettista Nanni Neuhold, opera soluzioni diverse ed innovative rispetto al Dolphin.
L'Azimuth consente l'uso di qualsiasi tipo di EAN ed h a una seconda bombola che funge sia da riserva che da "bailout" in CA.
Per venire incontro all'esigenze dei subacquei tecnici la OMG progetta il modello Azimuth AF (Alto Fondale). Questo rebreather ha una bombola Nitrox ed una Trimix, doppio sistema di flusso e doppio bailout ed è l'unico SCR-CMF espressamente costruito per immersioni in trimix.

   
fieno Nel 1993 La Giapponese "Grand Bleu inc." presenta il "FIENO".
Questo rebreather nasce da un progetto ambizioso, forte del sostegno tecnico finanziario della "Nissan" : produrre un SCR in scala industriale destinato al mercato ricreativo. Il FIENO impiega EAN 40 con una profondità massima operativa di 30 metri, l'autonomia é di circa 50 minuti con una bombola da soli lt 1,5 grazie ad un sistema d'alimentazione misto che é in parte attivo ed in parte passivo. Il rubinetto a due vie automatico é rivoluzionario: si usa come un normale erogatore. Non ultimo il design, affidato al famoso architetto Masayuki Kurokawa.
La diffusione del FIENO é limitata dalle dimensioni dei sacchi polmone che sembrano pensate esclusivamente per subacquei di piccola statura.
Anche in questo caso il prezzo (all'epoca 3700 USD) ed il fenomeno della "commercializzazione sfrenata" della subacquea ricreativo/turistica che non consente alcuna variazione di rotta, fermano la produzione di questo piccolo gioiello nel 1996.
   

24-storia

Nel 1968, Ed Link, uno dei pionieri dell'immersione in saturazione, stava conducendo prove sperimentali con il suo minisottomarino "Deep Diver".
Il "Deep Diver" non era il solito batiscafo per immersioni a scopo scientifico, era un mezzo veramente innovativo che consentiva ai subacquei impegnati in immersioni in alto fondale di uscire e rientrare evitando lunghe decompressioni in acqua: in pratica si comportava come una camera iperbarica semovente.
I subacquei che partecipavano agli esperimenti erano dotati di ombelicale e caschetto "Kirby Morgan", che è l' attrezzatura standard per immersioni in alto fondale. Il consumo di gas, necessario per le immersioni e la pressurizzazione del sottomarino, era tale che il "Deep Diver" era costretto a trainare delle grandi bombole sferiche. Malgrado ciò si era costretti a limitare le immersioni, per le quali era comunque necessario far fronte a costi ingenti.

Nella foto: Walter Starck

25-storia

Agli esperimenti erano presenti anche due scienziati, Walter Starck e John Kanwisher: il primo era presente per eseguire alcune campionature di esemplari viventi a quelle profondità, il secondo, fisiologo, per eseguire misurazioni sul ritmo cardiaco e respiratorio.
Ai due fu subito chiara la necessità di mettere a punto un sistema per la respirazione subacquea che fosse in grado di garantire una più razionale economia gassosa.
John Kanwisher, oltre che fisiologo, era anche l'inventore del sensore polarografico dell'ossigeno, pertanto si fece subito strada l'idea di un autorespiratore a miscela a circuito chiuso capace di controllare la pressione parziale d'ossigeno mediante sensori.
In sei mesi il primo prototipo era pronto, l'Electrolung, il primo rebreather a circuito chiuso nella storia dell'immersione subacquea.


Nella foto accanto: l'Electrolung

26-storia



La diffusione dell'Electrolung al mercato "civile" fu fermata da tre incidenti, conseguenti la mancanza di un'organizzazione didattica appropriata e malgrado questo rebreather continuasse ad essere usato con successo, da parte di subacquei opportunamente addestrati, per immersioni a scopo militare e scientifico, restò nella maggior parte delle persone la convinzione che la responsabilità fosse da attribuire alla macchina.


MK 15x


Negli anni successivi la Biomarine presentò il CCR 1000, le quali versioni successive denominate MK 15, MK15.5 e 16 furono adottate dalla U.S.Navy (l'MK16 è ancora in uso).
Chi ricorda i redazionali dell'epoca avrà senz'altro vivo il ricordo di quanto i rebreathers fossero "futuribili" all'epoca e quanto sembrava lontano il giorno che sarebbero stati alla portata di molti.
Nell'immagine accanto: MK 16


28-storia


Dalla Nascita dell'Electrolung è passato molto tempo, si sono evoluti i rebreathers ed anche gli utenti grazie allo sviluppo delle didattiche. Per esempio il primo incidente occorso con l'Eletrolung, dovuto alla confusione tra ossigeno e diluente portò il costruttore ad installare una sicurezza sul by-pass dell'ossigeno: oggi un errore così non è neanche preso in considerazione, non ci sono sicurezze sul by-pass delle nuove "macchine".
Il percorso evolutivo dei rebreather si snoda attraverso alcuni progetti che rappresentano delle vere e proprie pietre miliari. Una di queste è rappresentata dal "CIS Lunar MK 5", progettato dal Dott. Bill Stone nel 1998

 

29-storia

Il Cis Lunar è stato protagonista di una grande spedizione speleologia nelle sorgenti di Wakulla ed è stato il rebreather che ha consentito al famoso biologo Richard Pyle di scoprire nuove forme di vita nella parte più profonda delle barriere coralline tropicali, ove dal punto di vista logistico l'uso del circuito aperto era improponibile. Il Cis Lunar era una macchina troppo costosa per la maggior parte degli utenti e in ogni caso lasciava l'immersione in CCR prerogativa dei subacquei militari e scientifici.

30-storia

Negli stessi anni si sviluppava da un'idea di Dave Thompson il primo rebreather a circuito chiuso che poteva essere alla portata di molti subacquei: l'Inspiration. Questo rebreather, che è stato anche il primo ad essere certificato CE, è stato venduto in migliaia d'esemplari: il costo accessibile grazie alla semplificazione costruttiva ed all'investimento per gli stampi necessari per produrre le varie componenti con una certa economia, ha definitivamente aperto la strada all'immersione in circuito chiuso ai subacquei "ricreativi".

31-storia


L'Inspiration ha però messo anche alla prova i sistemi didattici ed evidenziato, purtroppo con vari incidenti, che la mentalità ed il grado di preparazione, che sono necessari per usare i CCR sono molto più critici rispetto al circuito aperto.

32-storia



Lo sviluppo dell' Inspiration prosegue per opera della "Ambient Pressure Diving" di Martin Parker, che sviluppa anche i modelli Evolution e Vision

33-storia


Nel 1999 Leon Scamahorn rileva la "Innerspace System", che operava nel campo dal 1970,e forma la "Innerspace System Corporation.
Dalla plurideccennale esperienza nasce il "Megalodon". La filosofia base di questa macchina porta ad una componentisca robusta e di alta qualità, realizzata senza compromessi.
Dopo varie versioni del Megalodon la Innerspace ha realizzato anche il rebreather MCCR "COPIS"

34-storia
Kevin Gurr, già noto per aver ideato i famosi computer VR3 e VR2, ha iniziato ad usare i CCR nel 1980, con la sua qualifica di Ingegnere Elettronico, in una ditta impegnata nello sviluppo di nuove elettroniche per il CCR MK15.5.
La lunga esperienza ha portato Kevin Gurr ad usare molti tipi di rebreathers e a stendere una lista delle cose valide e di quelle da evitare. Sfortunatamente ha potuto redigere un'altra lista, quella degli incidenti e delle cause. Queste considerazioni si sono materializzate in un preciso progetto: il CCR Ouroboros.
   
   
   
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