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Dolphin

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L'Atlantis della Draeger, denominato, poi, "Dolphin", è stato il primo apparato espressamente studiato per il mercato amatoriale. Ogni componete è stato ingegnerizzato per venire incontro ad una fascia d'utenza più estesa. La presenza di una singola bombola di miscela e l'imposizione dell'impiego in "curva di sicurezza" presente nel manuale d'uso, indicano che la destinazione dell'apparato non è rivolta solo al subacqueo "tecnico". In realtà, credo che queste restrizioni, pur giustificate nell'apparato che per primo doveva "mostrare la nuova via", abbiano di fatto limitato la diffusione del "Dolphin". Ad ogni modo, grazie alla sua modularità costruttiva, abbiamo assistito a molte elaborazioni amatoriali mediante le quali, i subacquei più esperti, hanno potuto estenderne l'operatività.

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Guardando ancora il lato interno del guscio, troviamo, in alto, ai lati, i fori che permettono la connessione dei sacchi polmone con i corrugati ed al centro la sede che ospita la valvola di sovrapressione.

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II gruppo GAV-cinghiaggi è connesso alla carenatura tramite una legatura che passa dentro gli appositi fori.

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IL gruppo GAV-cinghiaggi è connesso alla carenatura tramite una legatura che passa dentro gli appositi fori.

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Nei punti di forza, i cinghiaggi sono connessi alla carenatura tramite apposite asole ed un inserto di bloccaggio.

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Nei punti di forza, i cinghiaggi sono connessi alla carenatura tramite apposite asole ed un inserto di bloccaggio.

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Qui vediamo il sacco d'espirazione con il connettore del corrugato, a sinistra e la valvola di surpressione a destra. Quest'ultima và semplicemente innestata a pressione nel foro centrale.

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Nella parte inferiore del sacco d'espirazione è installato il connettore rapido del filtro. La cinghia al centro è per il fissaggio del filtro della calce sodata.

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Questa immagine mostra il filtro inserito nel sacco d'espirazione ed assicurato con l'apposita cinghia..

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La srtuttura portante del "Dolphin" è costituita da una carenatura rigida alla quale è connesso il gruppo GAV-cinghiaggi. La foto mosta il lato interno, quello a contatto con la schiena , che ospita la componentistica dell'apparato, qui totalmente rimossa. Le due patte in primo piano richiudono e proteggono i componenti, una volta montati.

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Ora bisogna collegare il sacco d'inspirazione e la scatola erogatrice, le cui fruste passano in un'apposita apertura ricavata tra il GAV ed il guscio.

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Il sacco d'inspirazione, montato, nasconde i componenti sottostanti.

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Il sacco d'inspirazione, montato, nasconde i componenti sottostanti..

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Le patte del Gav richiuduno il tutto.

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Nelle immagini che seguono le componenti sono montate al difuori del guscio per mostrarne le connessioni ed i flussi. Qui vediamo il circuito d'espirazione. La valvola di surpressione è montata sul sacco d'espirazione in modo da scaricare il gas espirato, carico d'anidride carbonica e più povero d'ossigeno.

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Il sacco d'inspirazione è sovrapposto alle componenti della foto precedente. A questo è connessa la scatola erogatrice. Il filtro ed il relativo connettore sono posti sotto il sacco.

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La vista del lato inferiore del sacco d'inspirazione consente di vedere il filtro ed i relativi flussi.

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L'unità pneumatica dell'Atlantis-Dolphin è costituita da un riduttore di pressione assoluta che fornisce una pressione intermedia di 13.5 bar, indipendentemente dalla profondità (in pratica è un primo stadio sigillato). Questo alimenta sia il flusso continuo sia quello a domanda. Sulla scatola dell'unità erogatrice sono installati tre ugelli sonici, la frusta con l'attacco a pipa va connessa a quello che fornisce un flusso adatto alla percentuale di Nitrox prescelta. L'altra frusta è connessa al meccanismo che fornisce il flusso a domanda e che è in pratica un secondo stadio d'erogatore. Le fruste sono diverse e non sono sostituibili con quelle standard. Il riduttore di pressione assoluta ha, inoltre, l'attacco ad alta pressione per il manometro, con il quale possiamo controllare la pressione della miscela nella bombola. L'attacco del riduttore alla bombola è speciale "Draeger".

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Gli ugelli che non sono in uso devono essere chiusi con gli appositi tappi a vite. La parte superiore della scatola dell'unità erogatrice è costituita da un coperchio a vite, svitando questo si può rimuovere la membrana sottostante ed accedere all'interno della scatola.

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Ecco come si presenta l'interno dell'unità erogatrice: al centro c'è il 2°stadio erogatore a domanda e lateralmente gli ugelli sonici. Questi sono intercambiabili per avere la possibilità di inserire quello adatto alla miscela prescelta, qualora non fosse già presente.

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La membrana smontata: non differisce di molto da quella di un secondo stadio. Al centro è visibile il dischetto metallico ove lavora la levetta dell'erogatore a domanda.

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Ecco come s'inserisce il gruppo erogatore nel "port", la connessione brevettata dalla Draeger, che ritroviamo anche nel collegamento sacchi polmone-filtro e nell'"Oxygauge", l'analizzatore della PPO2 subacqueo, installabile come accessorio.

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Ecco il riduttore di pressione assoluta che fornisce una pressione intermedia di 13.5 bar, indipendentemente dalla profondità. Questo, collegato all'ugello sonico dovrebbe garantire un flusso costante a tutte le profondità: in realtà con l'aumentare della pressione e quindi della densità della miscela, la velocità del suono aumenta un po', e così anche il flusso.

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Il filtro è di tipo assiale e non è provvisto di sistemi per contenere la condensa. La scatola del filtro è in materiale plastico.

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Il coperchio del filtro è provvisto di una guarnizione, in semplice gomma para, per la tenuta stagna e di un piatto traforato a molle per comprimere la calce sodata con la giusta pressione. Il collare di gomma che si vede tra il filtro ed il coperchio, va inserito dopo aver caricato i 2/3 di calce sodata in tal modo, a carica completata, sarà completamente conglobato nella graniglia: lo scopo è di impedire il formarsi di flussi preferenziali lungo le pareti del filtro e creare un flusso più uniforme attraverso la calce sodata.

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Al centro del coperchio è visibile il galletto della vite di serraggio.

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I corrugati sono di grande sezione. Gli ingrossamenti che vediamo sui tubi sono zavorre che si possono spostare per trovare l'equilibrio ottimale.

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Il rubinetto a due vie è provvisto di una marcatura rossa per distinguere il lato sinistro (come in campo nautico), negli apparati più recenti è marcato anche il lato destro, in verde: un'inversione del montaggio delle valvole di non ritorno avrebbe conseguenze assai negative.

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Per azionare il rubinetto a due vie è necessario far uso di entrambe le mani.

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Le valvole di non ritorno sono, come i corrugati, di sezione abbondante. Lo sforzo respiratorio, comunque è condizionato dalla sezione più piccola presente nel circuito. La valvola qui mostrata presenta una deformazione che causa problemi di tenuta, pertanto dev'essere assolutamente sostituita.

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Per spostare i pesi posti sui corrugati, basta forzarne lo scorrimento.

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I cinchiaggi sono quelli del GAV, fornito dalla" A.P.Valves". La sacca nell'immagine è per la zavorra ed é munita di sgancio rapido, che si effettua tirando con forza il cinghiolo posto sotto la "clip" rossa, in alto a destra nell'immagine.

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Le cinghie sono connesse al guscio con appositi inserti.

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La cintura addominale è comoda e ben dimensionata per sopperire alla mancanza dei cinghiaggi inguinali
   
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