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Questo sito nasce dalla volontà di diffondere l'ultima rivoluzione della tecnologia dell'immersione subacquea, i "rebreathers", autorespiratori a recupero di gas.

E' già qualche anno che si parla di rebreathers e sono non pochi i nuovi modelli presenti sul mercato, soprattutto ci sono anche apparati pensati per l'immersione amatoriale e scientifica. Tutto è pronto per la gran rivoluzione, ma l'informazione bisogna cercarsela. Sono stati pubblicizzati i singoli apparati, come fosse un nuovo erogatore, ma credo sia veramente importante fornire un panorama più completo su questo nuovo modo di immergersi ed i suoi vantaggi. Non si tratta di scegliere un'attrezzatura, quanto di dedicarsi ad una nuova attività e bisogna far capire quanto sia interessante in sé.

Le riviste, inoltre, ne parlano poco e se si vuol vedere qualcosa bisogna far affidamento allo strumento telematico e raccogliere le frammentarie informazioni reperibili. Io l'ho fatto, ho trovato le informazioni, ho comprato gli apparati, che uso con gioia e sono qui per mostrarveli, per condividere con chiunque voglia il piacere di sentirsi parte dell'elemento liquido.

La mia passione per i rebreathers è nata molto tempo fa ed ho la fortuna di poter ricordare quando l'immersione subacquea conservava ancora un po' di quel fascino proprio del periodo pionieristico e l'ARO, in particolare, evocava le gesta di chi ci aveva preceduto.

C'era, poi, chi come me, amava le sensazioni che questo modo di immergersi offre, planare in silenzio sui fondali, sentirsi integrati nell'ambiente sottomarino, senza il gorgoglio delle bolle, dimenticando ogni dipendenza dalla superficie.

Non sapevamo che anche questo apparecchio fosse un rebreather, d'altro canto sentivamo parlare ben poco di questi apparati, c'erano degli articoli sulle riviste che mostravano modelli sperimentali, roba elettronica, era come parlare di "spazio". Sentivamo anche parlare degli apparati a circuito semichiuso, ordigno per incursioni suicide militari, pensavamo, in ogni modo non c'era neanche permesso di vederne uno.

L'immersione con l'ARO era normale complemento dell'operatività subacquea, c'era però un "muro", il limite di profondità dovuto all'iperossia. Talvolta, sorvolando un fondale più profondo, lo vedevo materializzato nella mia immaginazione, come una lastra trasparente che mi impediva di raggiungerlo.

Negli anni successivi l'immersione é stata il fulcro della mia vita, sono stato istruttore per sommozzatori professionisti e sportivi, (ovviamente anche d'ARO, a 17 anni) e le camere iperbariche erano divenute per me normale habitat di lavoro.

L'amore per il mare mi ha portato anche in superficie e gli anni seguenti sono stato per mare come comandante di "Yachts", ho fatto "Charter" con la mia barca ed ho brevettato un "timone a vento".

Il mestiere del marittimo lascia poco tempo da dedicare alle immersioni ma il mio interesse per il mondo subacqueo, che non si é mai spento, ha subito un nuovo impulso quando, finalmente, si é ricominciato a parlare di certi apparati. Il sogno che regnava dentro di me da così tempo era a portata di mano; ora potevo planare su quei fondali senza romperne il silenzio e potevo finalmente vedere quel muro trasparente dissolversi. Dopo esserci svincolati dalla "manichetta", vincolo fisico con la superficie, ci siamo liberati della colonna di bolle che si levava su di noi come il fantasma di questa!

Decaduto il segreto militare abbiamo scoperto che i "semichiusi" sono apparati più che sicuri e che per usare un "chiuso a controllo elettronico" non è necessario essere astronauti.

Dopo trent'anni d'immersioni eccomi di nuovo sott'acqua con due bei tubi corrugati! In realtà non li ho mai abbandonati, utilizzo ancora il "Royal"!

Fabio Bartolucci

 

 

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